In attesa di conoscere il tema della prossima edizione del festival, con cui si celebrerà il quinquennale dell’appuntamento, emergono importanti stimoli di riflessione sull’impatto e le prospettive che una manifestazione come questa, che in tre giorni raccoglie le più importanti voci della scena globale, può avere sul territorio, al termine di una edizione che ha trattato proprio il tema dell’investimento nell’arte come strada per costruire il futuro e sembra aver segnato una svolta nel rapporto con la città. Faenza si trova davanti all’opportunità di crescere come il laboratorio, oltre che del pensiero dell’arte internazionale, di un nuovo modello di sviluppo a base culturale per il nostro Paese.
Accanto alla soddisfazione per i risultati, si profilano nuove sfide: per Alberto Masacci, ideatore e fondatore insieme a Pier Luigi Sacco: “c’è sempre più attenzione su questo progetto, e di conseguenza anche la città è sempre più conosciuta e sotto i riflettori internazionali. Il dato importante è che Faenza ha dimostrato di non avere paura di aprirsi al mondo, di aver il coraggio di non essere autoreferenziale e di confrontarsi e contaminarsi con quello che viene da fuori. Per questo crescono anche le aspettative e le responsabilità legate a questo percorso e diventa sempre più importante definire da oggi la cornice giusta e le modalità organizzative per lavorare per il 2012, anno che coincide con il quinto anniversario del festival.” In questa prospettiva la direzione scientifica presenterà il tema della prossima edizione in occasione della prossima Biennale di Venezia.
Per Pier Luigi Sacco: “è ormai chiaro che la città ha preso questo percorso molto sul serio e risponde in maniera corale, dimostrando una straordinaria capacità di offerta. Il festival è stato un elemento di accelerazione per creare una piattaforma in cui mettere la città a contatto con le idee più stimolanti sul contemporaneo a livello internazionale. Sulla base dei risultati che abbiamo visto, della progettualità messa in atto dagli attori culturali, e in particolari dai giovani, possiamo dire che adesso un ciclo si è chiuso e i tempi sono maturi per una seconda fase in cui la città crei concretamente sviluppo attraverso la cultura, con nuove forme di coordinamento, di visibilità, di attrazione di risorse e investimenti. Il lavoro che ci separa dalla prossima edizione è quello di rendere Faenza una delle più dinamiche e propositive città creative italiane, un luogo simbolo di una nuova stagione del modello di sviluppo italiano, che possa uscire dal vicolo cieco in cui il Paese si trova.”
Angela Vettese ha inserito questa prospettiva all’interno dello scenario europeo: “abbiamo bisogno di un’Europa policentrica in cui esistono città come questa. Ogni territorio deve avere la volontà civica di riempire i suoi teatri, come è avvenuto qui. Penso che oggi abbiamo bisogno anche che i nostri corpi siano vicini per riflettere e confrontarsi, in una resistenza delle comunità fisiche che possano trarre forza dalle comunità virtuali e dalle comunità socio-politiche come quella europea.”
Carlos Basualdo ha concluso: “siamo fortunati che il festival si svolga a Faenza, una città che proprio grazie al festival ho potuto conoscere e di cui ho potuto scoprire la storia. Venire qui per me, ma anche per i tanti relatori internazionali, continua a essere una delle esperienze più belle dell’anno. Il festival è nato dalla volontà di riempire uno spazio del discorso che non esisteva a livello internazionale e questo si è dimostrato il contesto migliore in cui poter generare questa riflessione. L’anno prossimo, con la quinta edizione, giungeremo a una tappa che vogliamo celebrare anche per riconoscere l’importanza della continuità istituzionale di questo progetto.”